Quando l’arte e la cultura diventano prigioniere dell’ideologia, quando la cultura impone la linea del partito, quando la regolamentazione della cultura diventa censura

Il legame tra arte e cultura è indissolubile. Possono essere considerate a tutti gli effetti come fratello e sorella, due manifestazioni nate dalla stessa matrice dell’ingegno umano. Entrambe si nutrono di libertà, spontaneità e, soprattutto, di soggettività. L’arte non risponde a formule matematiche, né la cultura può essere incanalata in un binario unico. Quando si tenta di regolamentarle, cercando di imporre criteri di oggettività a ciò che per sua natura è intimo e interpretabile, si compie un’operazione pericolosa. Storicamente, il tentativo di stabilire cosa sia “giusto” o “sbagliato” nell’espressione artistica evoca le ideologie totalitarie, in particolare quelle di matrice comunista e fascista dove lo Stato decideva chi avesse il diritto di esprimersi e chi dovesse essere messo a tacere (quella comunista ancora oggi).

Oggi assistiamo a una declinazione moderna di questo fenomeno. Sotto la bandiera di una presunta correttezza o di linee guida ideologiche progressiste, si rischia di dare un significato forzato e puramente politico alla cultura. Se l’espressione del pensiero non si allinea a determinati canoni della sinistra ideologica, scatta il meccanismo della punizione e dell’emarginazione intellettuale. Questo approccio elimina di fatto il pluralismo, privando chi la pensa diversamente della possibilità di manifestare le proprie idee.

L’aspetto più preoccupante di questa deriva si consuma spesso all’interno delle istituzioni educative. Quando gli studenti esprimono opinioni personali, non offensive ma semplicemente non allineate al pensiero dominante, la risposta non dovrebbe mai essere la sanzione. Imporre la redazione di una tesina con l’evidente scopo di indurre una “corretta rieducazione” non è un atto pedagogico. È, al contrario, un abuso di potere che ricorda i capitoli più bui del secolo scorso. Un sistema educativo che punisce il dissenso pacifico per formare un pensiero unico smette di educare e inizia a indottrinare.

Questo tipo di interventi configura una vera e propria violenza intellettuale. Costringere un giovane a rinnegare o a “correggere” una propria opinione legittima per conformarsi al volere di un’autorità significa calpestare la dignità dell’individuo. La diversità di vedute è la linfa vitale di una società democratica. Senza il confronto tra idee opposte, la cultura si impoverisce, trasformandosi in pura propaganda di regime.

Siamo di fronte a un’ingiustizia immorale che supera i confini del dibattito scolastico per toccare il tema dei diritti umani fondamentali. La libertà di espressione, sancita dalle principali carte internazionali, non può essere limitata da filtri politici o da standard ideologici arbitrari. Quando il pensiero critico viene etichettato come un errore da sanare attraverso percorsi di rieducazione coatta, la democrazia stessa svuota il suo significato. L’arte e la cultura devono rimanere spazi franchi, zone d’ombra e di luce dove ogni individuo ha il diritto di muoversi liberamente.

Proteggere questa libertà significa difendere la nostra stessa umanità contro ogni forma di dittatura culturale, che è stata condannata a suo tempo in tutte le dittature, tra cui quella fascista (che non esiste più) e quella comunista (che invece esiste ancora oggi) anche dalla STORIA stessa e da tutti i paesi democratici.

Il mio pensiero, il mio supporto morale, il mio appoggio e sostegno va a tutti gli artisti, insegnanti, uomini e donne di cultura, cittadini e studenti che hanno subito o subiscono tuttora l’ingiustizia della censura e che si vedono LESI i propri diritti civili a fronte di qualsiasi ideologia politica che decide chi deve avere il diritto di esprimersi ed avere una opinione personale e chi no, pena una punizione (e questa è dittatura).

In particolare, esprimo il mio cordoglio e do il mio appoggio e sostegno morale agli studenti che sono stati puniti nella scuola Liceo Classico “Vincenzo Monti” di Cesena, puniti con un 6 in condotta e con l’obbligo di redigere una tesina di tipo “Ri-educativa” dopo aver esposto uno striscione con la scritta “Italia agli Italiani” come la scrisse anche Giosuè Carducci e Giacomo Leopardi, e così come venne esternata da Carlo Pisacane e Giuseppe Mazzini, ma che però non piace alla dittatura comunista Italiana odierna.

Inoltre, esprimo il mio dissenso, il mio dispiacere ed il mio disprezzo, alla manifestazione (culturale?) Più libri più liberi (di cui nome è sostanzialmente una presa in giro) per fare obbligo a qualsivoglia editore che abbia intenzione di esporre, alla compilazione di un modulo in cui venga dichiarato che chi espone è antifascista, violando così una serie di diritti umani tra cui la libertà di pensiero (vedasi costituzione italiana). In questo modo, credo si possa dire che la fiera Più libri più liberi faccia censura politica a chi non si conforma all’ideologia politica di sinistra. Intellettualmente e personalmente mi informerò su quali case editrici venderanno i loro diritti civili per partecipare a questa fiera (che credo di culturale non abbia più nulla se non puramente ideologico dittatoriale) ed in futuro non acquisterò nulla da queste stesse.