Vivere di talento, non di Stato, l’arte è un lavoro

Pochi giorni fa a seguito della edizione del David di Donatello Maggio 2026 vi sono state alcune polemiche, in una in particolare mi sento di dare la mia personale opinione riferendomi alle seguenti polemiche che ritengo ingiuste:

Discorsi politici e critiche al Ministero: Molti premiati hanno usato il palco per denunciare un “impoverimento culturale” e criticare la riduzione dei fondi. In particolare, è stato contestato il mancato finanziamento pubblico a film di rilevanza sociale, come quello su Giulio Regeni, errore per il quale il Ministro della Cultura Giuli si è scusato durante l’incontro al Quirinale.

Contrasto sui sussidi: Mentre gli artisti lamentavano i tagli, voci critiche (come quella del poeta Davide Rondoni) hanno ribattuto che il cinema assorbe già gran parte delle risorse pubbliche, alimentando il dibattito sulla necessità che l’industria impari a sostenersi anche attraverso il mercato e non solo tramite l’assistenzialismo statale.

Per farmi una idea a livello generale ho cercato fonti attendibili per capire meglio come funzionano i finanziamenti al mondo del cinema sia nel nostro paese che negli altri paesi e ho scoperto che:

La quasi totalità delle nazioni con un’industria cinematografica attiva prevede forme di sostegno statale, poiché il cinema è considerato sia un settore industriale strategico che un veicolo di identità culturale.

In Europa, il sostegno pubblico e gli stanziamenti dei broadcaster sono le principali fonti di finanziamento.

  • Francia: È considerata il modello di riferimento mondiale. Il CNC (Centre National du Cinéma) gestisce un sistema in cui una tassa sui biglietti del cinema e sui servizi televisivi viene reinvestita direttamente nella produzione locale. Offre crediti d’imposta tra il 30% e il 40% delle spese ammissibili.
  • Germania: Prevede finanziamenti federali e regionali per circa 370 milioni di euro l’anno per film e serie TV. Recentemente ha proposto di aumentare i rimborsi al 30% dei costi di produzione.
  • Spagna: Attraverso l’ICAA, lo Stato può finanziare fino all’85% di un progetto cinematografico, con incentivi che arrivano fino al 70% in alcune regioni come i Paesi Baschi.
  • Italia: Nonostante le recenti polemiche sui tagli, l’Italia rimane tra i paesi con la spesa pro-capite più alta per il cinema (attualmente circa 700 milioni). Utilizza principalmente il Tax Credit (credito d’imposta) che copre tra il 30% e il 40% dei costi.

Quali sono stati i tagli e le modifiche fatti dal governo

1. Riduzione del Fondo Cinema e Audiovisivo

Il bilancio statale ha previsto un progressivo definanziamento del settore:

  • Taglio immediato: Il Fondo è stato ridotto di circa 90 milioni di euro per l’anno 2026 rispetto al 2025.
  • Tagli a lungo termine: La programmazione finanziaria (Manovra 2026-2027) prevede che il fondo scenda dagli attuali 700 milioni di euro a 550 milioni nel 2026 e a 500 milioni dal 2027. Complessivamente, si tratta di una riduzione di circa 200 milioni di euro a regime rispetto ai livelli precedenti.

2. Riforma del Tax Credit (Credito d’imposta)

Il meccanismo principale di sostegno è stato modificato per “selezionare” meglio le opere, ma il settore denuncia criteri troppo stringenti:

  • Priorità alle opere “commerciali”: I nuovi decreti impongono requisiti di “eleggibilità culturale” e capacità di mercato più rigidi. Il rischio denunciato dagli artisti è che solo i grandi blockbuster o le produzioni con distributori già garantiti ottengano i fondi, penalizzando il cinema indipendente e d’autore.
  • Sostegno agli stranieri vs Locali: Mentre il fondo generale per gli italiani cala, il tax credit destinato ad attrarre produzioni straniere in Italia è stato rafforzato, salendo da 40 a 100 milioni di euro. Questa disparità è stata uno dei punti centrali della lettera di protesta firmata da oltre 200 artisti.

3. Tagli ai Contributi Selettivi e Promozione

Oltre al tax credit (automatico), sono stati colpiti i fondi gestiti direttamente dal Ministero (MiC):

  • Cinema nelle scuole: Riduzione dei fondi per i progetti nazionali di educazione all’audiovisivo nelle scuole.
  • Ammodernamento sale: Tagli ai finanziamenti per l’accessibilità (disabili) e la digitalizzazione degli archivi storici.
  • Film di rilevanza sociale: La polemica è esplosa anche per il mancato finanziamento (tramite contributi selettivi) di opere d’impatto civile, come il film su Giulio Regeni, inizialmente escluso per “errori tecnici” o scelte politiche, per cui il Ministro Giuli si è poi scusato.

La mia personale opinione

Personalmente non sono un artista, credo di averlo ben definito e spiegato in molti luoghi e occasioni, sono cosciente di produrre arte ma non vivo di arte. Per quanto mi riguarda un artista è anche chi vive della propria arte come unica forma di sostentamento.

Per quanto riguarda il Cinema, non sono d’accordo sul fatto che debba avere necessariamente dei fondi pubblici per finanziare il settore, cosi come non lo hanno i Pittori, gli scultori e tutti gli artisti che non lavorano nel mondo del cinema.

Il mondo del cinema non è e non deve essere una categoria di eletti, protetta dallo stato con privilegi superiori rispetto alle altre categorie di lavoratori e artisti, così come qualsivoglia artista non è superiore o inferiore a qualsivoglia lavoratore o lavoratrice.

Grazie al fondo e gli incentivi previsti per il mondo del cinema, molti registi e attori beneficiavano di privilegi riservati “al circoletto” dei simpatizzanti di sinistra che facevano si che film o serie televisive di scarso valore sia artistico che cinematografico venissero finanziati dallo stato, grazie al contributo dei cittadini Italiani, per esempio, il valore di un Milione di euro a fronte di incassi al botteghino di poche migliaia di euro. In questo modo Regista e Attori si portavano a casa laute ricompense economiche pagate dallo stato a prescindere dalla qualità del prodotto e dal suo gradimento in TV o nei botteghini al cinema. Questo è stato giustamente giudicato dal governo intollerabile .

Personalmente credo che il mondo del cinema non debba necessariamente ricevere alcun fondo per produrre film o serie televisive.

Il mondo del cinema è una industria dell’intrattenimento e come tale deve potersi sostenere da sola, con investimenti delle case cinematografiche e sponsor esattamente come qualsiasi attività commerciale del nostro paese, considerando i proficui incassi di attori e registi che non sono certo equiparabili a quelli di un comune lavoratore o qualsivoglia dirigente.

Concludo con una domanda, gli artisti (professionisti) che nelle molteplici altre forme d’arte visive e non visive, non possono godere di alcuna forma di finanziamento statale, e che quindi ricorrono a forme di sponsorizzazione privata (sponsor) cercandoseli da soli o addirittura si auto sponsorizzano utilizzando i propri denari, devono considerarsi artisti di serie B e quindi discriminati ?

Pertanto, rivolgendomi in particolar modo a tutti gli attori e a tutte le attrici, ma anche a chiunque lavori nel mondo dello spettacolo e del cinema, Un Attore, un Artista, che gode del privilegio rispetto ad altri di usufruire di finanziamenti statali (quindi pagati dai cittadini) per produrre il suo lavoro, azzerando quindi il rischio di impresa che hanno tutte le attività del mondo, dandone quindi soltanto il beneficio della lauta e sicura ricompensa non è un artista….

E’ un Parassita