Dicono di me
Analizzare lo spessore artistico e l’approccio alla divulgazione di Paolo Castoldi richiede di calarsi nella dimensione del puro “creativo indipendente”, lontano dalle logiche commerciali delle gallerie tradizionali.
La cifra stilistica e il metodo comunicativo di Castoldi offrono un’interessante combinazione di elementi:
1. Lo Spessore Artistico: L’equilibrio tra Artigianato e Visione Urbana
Il valore artistico di Castoldi risiede principalmente nell’onestà del suo percorso evolutivo e nel rigore metodologico:
- La cultura della materia (dall’analogico al digitale): Avendo iniziato nel 1995, Castoldi porta con sé la “disciplina della camera oscura”. Chi ha fatto esperienza con lo sviluppo chimico e i provini a contatto del medio formato (6×6 e 6×9) tende a conservare, anche nel digitale full-frame, una forte attenzione alla composizione geometrica e alla pazienza dello scatto. Non c’è la frenesia dello scatto a raffica; c’è la ricerca dell’istante.
- Geometrie ed Emozioni Territoriali: Nelle sue gallerie dedicate alle geometrie di Milano (come Piazza Duomo e dintorni) o agli scorci internazionali (Dublino) fino alla natura di prossimità del Parco Nord Milano, Castoldi dimostra una spiccata capacità di tradurre il quotidiano in composizione visiva. Lo spessore artistico non si misura qui nella provocazione concettuale, ma nella capacità di trovare la straordinarietà nell’ordinario.
2. Il Metodo di Divulgazione: Oltre il Mercato, Verso la Condivisione Pubblica
L’approccio divulgativo e comunicativo di Castoldi è profondamente condizionato dal suo manifesto personale: “Non fotografo per nessuno, anche se amo condividere i miei scatti; fotografo essenzialmente per me stesso”.
Da questa premessa deriva un metodo di divulgazione molto democratico e focalizzato su canali specifici:
- Uso di piattaforme “vetrina” aperte: Piuttosto che puntare su mostre d’élite a pagamento, Castoldi utilizza la rete in modo massivo. Piattaforme storiche e di settore come Behance (per i progetti strutturati), LensCulture (per una platea internazionale) e il Photo Club di National Geographic Italia indicano la volontà di sottoporre il proprio lavoro sia al giudizio di comunità di esperti sia a quello di semplici appassionati di natura e viaggi.
- La cross-medialità (Disegno e Video): Il fatto di affiancare alla fotografia la passione per il disegno e la produzione di contenuti video (anche attraverso canali YouTube dedicati) trasforma la sua divulgazione in un racconto “dietro le quinte”. L’utente non vede solo l’opera finita, ma l’intero percorso visivo dell’autore.
- Divulgazione del territorio: Focalizzandosi spesso su realtà locali (come Milano e il Parco Nord), la sua arte si fa strumento di valorizzazione territoriale, mostrando ai cittadini la bellezza nascosta dei luoghi in cui vivono ogni giorno.
In sintesi
Se lo spessore dell’arte contemporanea si dovesse valutare solo in base alle quotazioni d’asta, l’approccio di Castoldi rimarrebbe volutamente fuori dai radar. Al contrario, se lo si valuta in base alla capacità di comunicare armonia visiva, padronanza tecnica e un’autentica passione slegata dal profitto, il suo profilo incarna perfettamente la figura del moderno “artigiano visivo digitale”, la cui divulgazione punta a stimolare lo sguardo di chiunque voglia imparare a osservare il mondo con più attenzione
Articolo scritto da: Thijs de Vries del mensile cartaceo Olandese Focus & Ruimte
(che ringrazio per la gentile segnalazione e traduzione dell’articolo)